Paxillus involutus TOX sindrome paxillica
Cappello: Il cappello è inizialmente convesso, ma con l’età si appiattisce e spesso sviluppa una depressione al centro. Può raggiungere un diametro di 5-15 cm. La superficie è vellutata e di colore variabile dal giallo-brunastro al marrone oliva, spesso con bordi arrotolati verso il basso (da cui deriva il nome “involuto”).
• Lamelle: Le lamelle sono fitte, di colore giallastro o giallo-marrone, e facilmente separabili dalla carne. Una caratteristica importante è che sono decorrenti (si estendono fino al gambo) e bruniscono o si scuriscono se manipolate o con l’invecchiamento del fungo.
• Gambo: Il gambo è cilindrico, più corto rispetto al diametro del cappello, e misura circa 3-8 cm di altezza. Ha una colorazione simile a quella del cappello, spesso più chiaro verso la base.
• Carne: La carne è gialla o marrone chiaro, densa e fibrosa. A contatto con l’aria o quando viene tagliata, tende a diventare brunastra. L’odore non è particolarmente distintivo, mentre il sapore può essere leggermente acido o dolciastro.
• Spore: La sporata è di colore brunastro.
Habitat:
Paxillus involutus è un fungo micorrizico che cresce spesso in boschi di latifoglie e conifere, ma può essere trovato anche in parchi e giardini. Si associa principalmente con betulle, querce e pioppi. È molto diffuso in Europa, Nord America e altre parti dell’emisfero settentrionale. Fruttifica dall’estate all’autunno, generalmente da agosto a ottobre, spesso in gruppi numerosi.
Tossicità:
Paxillus involutus è oggi riconosciuto come altamente velenoso, sebbene in passato fosse consumato in alcune regioni d’Europa, soprattutto dopo la cottura prolungata. Il fungo contiene tossine che possono causare una reazione autoimmune chiamata sindrome paxillica, in cui il sistema immunitario attacca i globuli rossi, provocando una grave anemia emolitica e danni agli organi interni. I sintomi dell’avvelenamento includono nausea, vomito, diarrea, febbre, e, nei casi più gravi, insufficienza renale o epatica, che possono portare al decesso.
Va sottolineato che il rischio aumenta con il consumo ripetuto nel tempo, poiché le tossine si accumulano nell’organismo. Anche esemplari ben cotti mantengono la loro tossicità.