Il genere Macrolepiota appartiene alla famiglia Agaricaceae e comprende funghi ben conosciuti per il loro aspetto vistoso, il portamento slanciato e le dimensioni spesso imponenti. È un genere tipicamente saprofita, diffuso in prati, margini boschivi e radure aperte, spesso su suoli ricchi e ben drenati. Alcune specie sono commestibili, altre sospette o tossiche, in particolare quelle più piccole e simili a Chlorophyllum molybdites, che causa sindrome gastroenterica.
Caratteristiche generali
- Cappello: ampio, con cuticola facilmente dissociabile in squame concentriche più scure su fondo più chiaro; da emisferico a disteso, spesso con umbone centrale.
- Lamelle: libere, fitte, bianche o crema, mai verdastre (questo le distingue da Chlorophyllum molybdites).
- Gambo: slanciato, decorato da zebrature (fibrosità verticali e anulari), spesso bulboso alla base.
- Anello: mobile, spesso doppio o con margini detersili, membranoso e persistente.
- Spore: bianche in massa, ellittiche o fusiformi, non amiloidi.
- Carne: bianca, immutabile, con odore tenue o leggermente fungino.
Specie principali
- Macrolepiota procera: la specie più nota, di grandi dimensioni, con cappello squamoso e gambo alto e decorato, commestibile da adulta. Comune nei prati e radure da fine estate all’autunno.
- Macrolepiota mastoidea: più piccola, con umbone appuntito, margine del cappello più regolare; commestibile ma di scarso valore.
- Macrolepiota excoriata: più esile, cappello liscio o leggermente squamoso, cresce anche in ambienti sabbiosi o dune; commestibile, ma facilmente confondibile con specie sospette.
- Macrolepiota konradii: intermedia, con cappello che si squama a partire dal centro; commestibile, ma da consumare con cautela.
- Macrolepiota venenata: rara, poco studiata, potenzialmente tossica.
Confondibili
- Chlorophyllum molybdites: molto simile a M. procera, ma con sporata verdastra, crescita tipica in climi caldi, responsabile di numerosi casi di intossicazione gastroenterica.
- Lepiota spp. (specie minute): molte sono mortali per presenza di amatossine. Mai consumare esemplari giovani o di piccole dimensioni.
Microscopia
- Spore: lisce, ellittiche, bianche in sporata, non amiloidi.
- Cheilocistidi: spesso clavati o subcilindrici, senza particolari ornamentazioni.
- Pileipellis: di tipo cutis con cellule filamentose pigmentate.
Commestibilità
- Solo alcune specie di Macrolepiota sono considerate buoni funghi commestibili, in particolare M. procera. Tuttavia, la raccolta richiede esperienza, perché alcune specie simili (soprattutto giovani o di taglia ridotta) possono essere pericolose.
- Mai raccogliere esemplari sotto i 10 cm di diametro senza identificazione microscopica certa.
Sindromi associate (in caso di errore)
- Sindrome gastroenterica: in caso di confusione con Chlorophyllum molybdites o Macrolepiota venenata.
- Sindrome falloidea (rarissima, in caso di errore con Lepiota piccole e letali, spesso di altro genere ma simili da giovani).